1985 THE CULT – LOVE

Published On 6 ottobre, 2013 | By Leontina Paolone | Album Consigliati

I The Cult nascono nel 1985, una band con chiare influenze gotich rock poi sfumate nel tempo per avvicinarsi a sonorità tipiche del classico hard rock anni settanta. La fortuna del gruppo è legata molto al frontman Ian Astbury cantante dal carisma esplosivo, dai vocalizzi straordinari e da un fascino unico collegato all’ influenza della cultura pellirosse che ha modellato in maniera profonda la sua personalità, incantato dai simboli e dai riti dei nativi americani.

Nato il 14 maggio del 1962 a Heswall in Inghilterra, il giovane trascorse la sua infanzia tra Scozia e Canada. A undici anni si trasferisce in Canada con la sua famiglia e a scuola inizia ad appassionarsi alla cultura dei nativi d’America, un coinvolgimento che lo accompagnerà per tutta la vita e che andrà ad influenzare spesso le sue musiche. Proprio in questa terra avvenne l’incontro magico; entrerà in contatto con una riserva indiana non lontana dalla residenza della sua famiglia.

Tornato in Inghilterra nel 1981, fonda un gruppo gothic rock chiamato Southern Death Cult nome che deriva proprio da una tribù di nativi d’America che visse sulla foce del Mississippi tra il quattordicesimo e quindicesimo secolo. Nel 1983 Ian incontra il chitarrista inglese Billy Duffy, dopo un tour dove il chitarrista partecipò con i Theatre Of Hate ; i due decisero di unire il proprio talento e di cambiare il nome prima in Death Cult, e infine in The Cult.

Duffy proveniva dal punk, mente il cantante Astbury aveva una formazione differente. Negli anni settanta venne travolto dall’ eclettismo di David Bowie, ma allo stesso tempo rimase sempre attento alle tendenze della musica inglese.

Difficile definire un loro stile preciso, creatori di una sorta di hard – dark – rock fortemente influenzato, oltre che dalla scena  post-punk gotich , dall’ hard settantiano dei Led Zeppelin e per molti critici musicali, si può ricollegare anche al rock psichedelico dei Doors soprattutto nelle liriche impostate su un misticismo caro a Jim Morrison da sempre attratto dalla spiritualità delle tribù indiane.

Nati in un periodo in cui nel Regno Unito andava di gran moda il gothic/dark  e la new wave, diedero vita ad un sound che non presentava nulla di innovativo, uno stile musicale molto particolare anche se commerciale, ma che riuscì a prendere il meglio, sia dalla scena musicale contemporanea sia da stili lontani che hanno fatto la storia della musica.

La band ha avuto un ruolo importante nella scena hard rock americana soprattutto con i vendutissimi Love, Electric Peace del 1987  e Sonic Temple  del 1989.

the-cult-loveLove è il secondo album in studio pubblicato il 18 ottobre del 1985 un lavoro che ha proclamato i The Cult in tutto il mondo, considerata come l’opera più importante e che ancora oggi, a distanza di anni, richiama un certo pubblico. Un disco che si  pone nel mezzo e presenta la band sotto due punti di vista: sonorità dark allora decisamente in voga, unito al rock anni settanta. Un ibrido particolarissimo, un opera fenomenale che rappresenta l’apice della loro discografia, l’album più venduto, trainato da sempre, dalla famosa hit Rain.

Ad aprire le danze, la splendida cavalcata rock dalle tinte new wave Nirvana, brano introdotto da un prezioso assolo ad opera di Billy Duffy ‘ Ma quando la musica è forte / tutti noi scendiamo /Ogni giorno il nirvana / Sempre in questo modo / si / vorrei che ogni giorno fosse come nirvana’

Tinte gotiche in Big Neon Glitter ‘ E mi trascina indietro / Mi trascina indietro / Attraverso la rivoluzione / Senza soluzione’

L’intensa title track  Love è uno splendido esempio di hard rock con reminiscenze blues ‘ Abbiamo passato molto tempo in questa città / Abbiamo passato molto tempo in questa strada sbagliata / Non ti allontanare / Non otterrai molto / L’amore arriverà molto presto per tutti’ L’ascoltatore è condotto in un immaginario di riti esoterici e danze, tutto costruito su una melodia vincente.

Un’attenzione particolare merita Brother Wolf and Sister Moon  ballata oscura dalle atmosfere psichedeliche. Già nel titolo echeggiano melodie e suoni che ci riportano alla cultura degli indiani d’America, tema tanto caro ad Astbury, un brano tra i più belli dell’intero disco per le forti emozioni che riesce a trasmettere all’ ascoltatore.‘ Fratello lupo sorella luna / E’ giunto il vostro momento / E il vento soffierà via le mie paure / E asciugherà le mie lacrime’

La hit del grande successo Rain ‘ Scenari caldi e appiccicosi/ sai cosa intendo/ come il sole del deserto che mi brucia la pelle/ l’ho aspettata a lungo / apri il cielo e lasciala scendere / Arriva la pioggia’ In questo brano la chitarra di Duffy svolgerà un ruolo determinante; a seguire The Phoneix ‘ Io sono in fiamme come il calore di mille soli che bruciano / una fenice dal rogo / il mio destino eterno ’

Chitarre ipnotiche in Hollow Men perfetto compromesso un po dark un po metal in pieno ‘Cult Style’  ‘ Mi segue ovunque e tutti i giorni / Io devo scappare / E’ solo un cacciatore per il diavolo / l’ uomo senza ombra’

Fascino malinconico in Revolution ‘ C’è una rivoluzione / c’è un rivoluzione si / Di gioia o di dolore / Che cosa significa la rivoluzione per te?’

She Sells Sanctuary un’autentica gemma del rock, brano adrenalinico da pista da ballo alla Billy Idol, diventerà il più grande successo alternativo dell’estate del 1985 spodestando i New Order dalla cima delle classifiche indipendenti ‘ E il mondo / il mondo / il fuoco nei tuoi occhi / il mondo mi trascina verso il basso / e attraverso il santuario’

La conturbante ed affascinante Black Angel ‘ chiude il disco, intimista e con parte finale da brividi ‘E una lunga strada da fare / Un angelo nero al tuo fianco / E’ una lunga strada da fare / Con questo angelo al tuo fianco’

Love ebbe un successo esagerato, fu distribuito in ben trenta paesi diversi ed è proprio a causa della sua planetaria distribuzione che è possibile imbattersi in diverse tracklist con varie bonsu trak. Un album ricco di singoli capolavori, testimonianza di una band che ha fatto della propria grinta una forza strepitosa, creatori di un rock caldo e sanguigno.

I vocalizzi di Ian Astbury con quel marcato retrogusto dark ben amalgamato ad un forte spirito mistico/tribale, gli permisero di creare una miscela sonora variegata che piacque molto al pubblico.

Dopo quest’album il grande successo ha portato via un po’ di originalità, di idee. La band abbandonò quelle venature dark-gotich (che prediligo) e che hanno reso speciale questo album, per avvicinarsi sempre più ad un rock commerciale e settantiano.

I Cult sono stati  spesso criticati perché per nulla originali, ma questo rimane un disco potente, affascinante ed orecchiabile con brani ricchi di pathos. Un gruppo sincero, sempre, che non ha mai fatto mistero delle proprie influenze riuscendo a  rimescolarle nel migliore dei modi, trovando la chiave giusta per ammaliare l’ascoltatore.

Love, sessanta minuti e  trentatrè secondi di energia garantita al 100 %.

 

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