STYLE 80

Paolo Bonolis ai tempi di Bim Bum Bam

Paolo Bonolis ai tempi di Bim Bum Bam

Ormai molti sociologi ritengono che gli anni Ottanta sono alle origini dell’Italia attuale, della “costruzione degli italiani” di oggi poiché è in quel periodo in cui si è costruita la loro mentalità.

A torto o a ragione è evidente che quel decennio ha lasciato il segno;  un periodo di grande vitalità e di benessere diffuso che si traduceva in una vistosa esplosione dei consumi; anni in cui si esprimeva il sollievo collettivo per la lenta uscita dagli anni del terrorismo e si esaltava, in contrasto con il decennio precedente, il trionfo del singolo.

L’Italia vittima degli “anni di piombo”, vive un riflusso, un recupero del formalismo, rispetto alla libertà dei Settanta. Si cercano status symbol che certifichino soldi, carriera, benessere. Le griffe sono il mezzo più immediato per distinguersi dalla massa,

Edonismo, narcisismo, esibizionismo, materialismo, sembrano essere la perfetta sintesi di un decennio in cui la moda esplode con tutto il proprio potenziale; ha inizio l’epoca look che ancora oggi malgrado tutto non sembra avere fine.

Le magliette unisex e le gonne a fiorellini dei giovani sessantottini  cedono il posto ad una moda fondata sul sex-appel: minigonne vertiginose, pantacollant ecc.

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Il critico Roberto D’Agostino, sottolinea:

negli anni 80 si è imposto un nuovo concetto, un nuovo effetto speciale, quello dell’apparire. Ognuno cerca di esibire quel mosaico di informazioni visive chiamato look. Attraverso un look l’uomo può evadere dall’universo ripetitivo della quotidianità dove ognuno assomiglia a chiunque altro, per scacciare l’ossessione più insopportabile di questi anni Ottanta: essere perdenti, non riscuotere il successo sociale, cadere nel cono d’ombra del banale quotidiano”.

Il corpo, diventa il veicolo privilegiato dello spirito dell’epoca per conquistare il successo e tutto incominci a ruotare intorno ad esso. Siamo sicuri che siamo così lontani dalla società d’oggi?

I divi televisivi e della musica rock incarnano modelli di autorealizzazione  della vita privata, tendendo a spodestare sempre più quelli antichi e collaudati  rappresentati dagli educatori, dai genitori. Suggeriscono essi norme di comportamento, seguono i loro fans passo passo, in modo indiretto, con continui e allusivi messaggi.

In realtà, molti giovani vogliono certezze e non si ritrovano in una società così stereotipata, sono desiderosi di conferme   che l’industria della cultura fingono di dare. Nel momento in cui  matura in essi una coscienza critica e cercano di andare al di là delle apparenze  avvertono il vuoto, l’inconsistenza, la provvisorietà, la solitudine di questa  società, pur così piena di immagini e suoni.

Nasce così una controcultura a questa nuova cultura, come l’ Ine e Yang, due lati della stessa medaglia.