Ulver – The Assassinaton Of Julius Caesar

Published On 28 giugno, 2017 | By Leontina Paolone | Album Consigliati, Musica, Recensioni

Quella degli Ulver è la storia una band senza paragoni che attraversa spazi e tempi in continua evoluzione. Tutto è mutevole come l’essere umano, da sempre al centro della loro ricerca. Una storia che inizia ad Oslo nel 1992.
Gruppo di un talento unico, sperimentatori coraggiosi come pochi e con questo nuovo album hanno presentato una nuova prova di eclettismo.
Inutile far paragoni con il passato metal perché con “The Assassinaton Of Julius Caesar”, album uscito nel marzo di questo anno è sorprendente la genialità con cui la band riesce a padroneggiare gli strumenti del pop elettronico senza mai trovarsi in contraddizione con la loro poetica black.
Il riverbero etereo della voce di Kristofer Ryg accompagna la sfarzosa cerimonia pagana in musica. Nel testo,ogni traccia è ambientata tra la nascita dell’impero romano e quella del cristianesimo.
“Nemoralia” ad esempio, è un tributo alla dea Diana e sul finale la folla annuncia il catastrofico incendio su Roma per mano di Nerone il tutto collegato all’incidente mortale di Lady Diana.
“Rolling Stone” è introdotta da acute distorsioni e si riferisce alla pietra rotolata dai sepolcri di Gesù il nazareno,;sul finire un turbinio di percussioni elettroniche.
Roma cade in “So Falls The World”- “When Rome falls so falls the world” – Brano stupendo, avvolgente, tra i mie preferiti del disco.
“Transverbation” accosta il tentato assassinio di Papa Giovanni Paolo II alle icone di Santa Teresa d’Avila e di Lisieux.
“1969” come anno simbolo del male, diversi gli aneddoti che hanno colpito la band in questa annata.
Tutto il disco scivola meravigliosamente, ogni suono è curato alla perfezione. Synthpop, electropop, new wave ,techno, funk, dance, bastano pochi ascolti per capire che non hanno sbagliato nemmeno questa volta. Durante l’ascolto si riconoscono sonorità di tante grandi band anni ottanta, dai Tears For Fears, Depeche Mode, New Order ad esempio, ma tutto esposto con un evidente marchio di fabbrica.
Un album in cui la storia e la tradizione si mescolano con una potenza tematica straordinaria, e che segna l’attenzione nei confronti di un certo sperimentalismo estremo, degli ultimi anni. 40 minuti abbondanti, preziosi ed eleganti.
Anche l’ artwork della copertina è carico di significati mitologici e presenta un dettaglio dell’opera di Gian Lorenzo Bernini, “Il ratto di Proserpina” capolavoro barocco che allegorizza una fuga disperata dalla morsa del diavolo. (che gusti artistici dal palato fine gli Ulver!)
Quello che poteva essere la prova meno impegnativa si è rivelato un capolavoro, uno degli album più belli del 2017 e della loro intera discografia.

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